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Full text of "La patria carme / di Silvio Pellico per nozze."

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SILVIO PELLICO 



PEIEL 



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TIPOGRAFIA DI GIl;SEI>PE TIOCCHl 



LA PATRIA 







h dolce Patria ! oh come 
Balza de' forti il core al tuo bel nome ! 
Stimolo a generosi atti è desìo 
Gh^ ella in senno e virtù splenda felice : 
La voce che nel dice ^ 
Voce è di carità 5 voce è di Dio ! 

Ma tu che in fondo al core 

Tutti gli arcani miei leggi , o Signore , 
Tu sai che F amor Patrio ^ onde mi vanto. 
Non è superba frenesia di guerra , 
Perchè di sangue e pianto ^ 
A nome d' equità ^ grondi la terra. 

Neppure a dì lontani 

Quando me travolvean disegni insani. 
Quando far forza ai <^asi ambito avrei , 
Si che a brandi stranieri onta tornasse , 
Con chi gli Altari odiasse 
Affratellato io mai non mi sarei. 



Veggio con ira e sprezzo 

Color che tutto giorno osan dal lezzo 
Del vizio che li ammorba alzar la destra, 
E brandendo il pugnai del masnadiero. 
Chiamar cittadin vero 
Chi a lor perfida scuola si ammaestra. 

Del santo patrio affetto 

Gr ipocriti son dessi ! In uman petto , 

Ove sì di pietà luce s' abbui , 

Non arde fiamma di vir tu sublime : 

Son desse V alme prime 

Che 5 s' uom pagarle vuol ^ vendono altrui. 

Amara esperienza 

Mostrommi che ove somma è violenza 
Di feroce linguaggio ^ ivi s' asconde 
Mal fermo spirto , prono a codardìa : 
Sol r alme vereconde 
Spiego» ne' buoni intenti alta energìa. 

Fida a virtù la mente 
Colui perchè terrìa che Iddio non sente ? 
Anco in età pagana i veri forti , 
Che opraron per la patria atti mirandi , 
Chiedean al Ciel le sorti 
E per la religion divenian grandi. 

Ad onorar V avita 

Terra chi meglio di Gesù ne invita? 
Di Gesù che ne impon fraterno amore ! 
Che ne impon di giustizia ardente zelo ! 
Che accenna premio il Cielo 
A chi pel comun ben respira e muore ? 



— 5 — 

Gagliarda ira tremenda 
Serbiam pel dì che a provocarne scenda 
La baldanzosa avidità straniera: 
Del prence e della patria allora a scampo 
Precipitiamo in campo 
Col grido invitto : — » Si trionfi o pera ! » 

Accostin core a core 
Intanto pace ^ e begli studi e amore ! 
Che troppo già di fazioni stolte , 
Di perpetua ingiustizia eccitatrici ^ 
Fur l'itale pendici 
In lutto e sangue ed ignominia avvolte. 

L'estera invidia , quando 
Nostre glorie natie vien visitando , 
Gli odii scorge, ed applaude alla maligna 
Fraterna gara ^ promettendo aiuti ; 
E poi quando abbattuti 
Siam da discordia, ci disprezza e ghigna. 

Non e' illudiam fra sogni , 

Onde lo spirto desto indi vergogni : 

Ma a' circondanti popoli mostriamo. 

Che in tutte fasi di grandezze umane 

Grandezza in noi rimane, 

Dacché al vero ed al bel sempre aspiriamo. 

Al vero e al bello sempre 
Aspiri chi sortiva itala tempre ! 
Splendidissima a noi traccia segnaro 
Que' gloriosi , onde la sacra polve 
Tutte le glebe involve 
Di questo suolo al Cielo e a noi si caro. 



— 6 — 

Penisola gentile , 
Che sovra il mondo pria la signorile 
Spada gran tempo trionfando alzasti , 
E sebben misto a lutti inevitati , 
Sui barbari domati 
Ampio tesor di civiltà versasti 1 

Penisola stupenda. 
Non nelle gioie sol , ma in sorte orrenda ^ 
Poiché per le tue colpe un di prorotti 
Venti concordi popoli a vendetta 5 
Da te 5 fra lacci stretta ^ 
Furo a degne arti e al vero Dio condotti I 

Penisola divina , 

Che dell' antico Imper dalla rovina 
Così sorgesti 5 come pronto sorge 
Sopraffatto da pargoli un adulto 
Che 5 ad onta delF insulto , 
Maestra mano ai dissennati porge ! 

Penisola ove siede 

Inconcussa da' turbini la fede , 

Sì che per quanto annoveriamo estesi 

Della redenta umana stirpe i regni :, 

Ognor ne' retti ingegni 

Da te i lumi del ver tornano accesi ! 

Sembra per te il Signore 
Più che per altre terre arder d' amore ! 
Sembra nelle tue dolci aure più vago 
Emanar de' suoi cieli il bel sorriso; 
Sembra del Paradiso 
Volerti Iddio sovra quest' orbe imago ! 



Sugli emuli tranquilla 
Rivolgi pur la tua regal pupilla. 
Or quel popolo or questo andare altero 
Può primeggiando in forza d' auro o ferri : 
Pur non ve n' ha che atterri 
Il tuo sublime sulle menti impero. 

Se altrove è maledetta 
L'alma che striscia come serpe abbietta^ 
U alma che , sorda ai grandi esempli aviti 
Incurante di senno e di decoro ^ 
Serva si fa a coloro 
Che a sedurre e a predar vengon suoi liti : 

Quanto più reo non fora 
Chi 5 aperti gli occhi sotto itala aurora , 
A patria di magnanimi cotanta 
Non sacrasse altamente opra e desio ! 
Il popol Siam di Dio ; 
Stampiam nostr' orme nella via più santa ! 



IMPRIMÀTUR 

Fr. P. Caj. Feletti 0. P. Inq, S. 0. 
IMPRIMATUR 

F, Can. Casoni Cane. EccL